La vera storia di SotN

Com’è iniziata la storia di State of the Net? Quando è nata la conferenza internazionale sullo stato della rete? Tutte le risposte e qualche curiosità nel racconto dietro le quinte che ci ha chiesto di scrivere CheFuturo!, a cui va il nostro ringraziamento per l’ospitalità.


L’idea di fare State of the Net nasce nel 2007. A Udine, da un paio d’anni, si tiene InnovAction, una fiera dell’innovazione patrocinata dall’amministrazione regionale: lo scopo è far incontrare istituzioni, aziende e università del Friuli Venezia Giulia per far scattare scintille di creatività ad alto tasso di tecnologia e ricerca. La rete in quanto strumento emergente di aggregazione sociale e di rilancio economico ha un ruolo ancora marginale. E a Beniamino Pagliaro, ventenne e intraprendente giornalista triestino, viene in mente che questa lacuna è matura per essere colmata.

Qualche mese prima Pagliaro ha conosciuto e coinvolto in precedenti iniziative triestine Paolo Valdemarin, imprenditore goriziano che sviluppa social software e dà del tu ai mostri sacri del web in giro per il mondo, e Sergio Maistrello, giornalista pordenonese che ha appena pubblicato quello che diventerà un piccolo classico di un piccolo scaffale, La parte abitata della Rete. Un giorno di inizio estate del 2007 Pagliaro invita Valdemarin e Maistrello a bere un caffè a Trieste e racconta loro il progetto “State of the Net”.

C’è l’ipotesi di fare un’anteprima a InnovAction, la cui terza edizione è programmata per il febbraio successivo. Un evento dedicato a Internet, che scaldi l’atmosfera e completi il taglio tecnologico della fiera. L’amministrazione regionale di Riccardo Illy è interessata, supporterebbe l’avviamento con un piccolo gruzzolo. In Italia ci sono già tanti eventi dedicati alla rete e alle sue specializzazioni, si dicono Pagliaro, Valdemarin e Maistrello, ma – dal blog raduno al consesso di programmatori – in effetti non ce n’è ancora uno che racconti l’industria di internet nel suo insieme, approfondendo in modo organico le conseguenze dall’economia alla società, alla politica, alla cultura.

Manca inoltre, ed è il cavallo di battaglia in particolare di Valdemarin, una visione internazionale su questi temi e la capacità di connettersi alle conversazioni internazionali, superando l’autoreferenzialità comunque tardiva del nostro Paese. Facciamo il Leweb italiano, il Reboot friulano, il Next udinese, fantasticano i tre. Si lasciano dopo un’oretta divertiti dall’idea, ma sotto sotto convinti – per lo meno Valdemarin e Maistrello – che non si farà mai per davvero. Sottovalutano la determinazione di Pagliaro, che una alla volta vince le resistenze dei funzionari locali e alla fine ottiene il via libera. Non sarà subito il Leweb italiano, ma intanto si parte: due giorni, a inizio febbraio, al cinema Visionario di Udine, con un budget da completare con un po’ di sponsor privati. E con le difficoltà, le lentezze e le rigidità di avere come principale interlocutore un ente pubblico.

Con un senso di catastrofe imminente nell’animo degli organizzatori, la due giorni parte tra grandi attese nella scena web italiana, gli occhi dei politici regionali puntati addosso, un’alta esposizione sui media e una sala da trecento posti che si riempie in fretta.

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