La complessità è ricchezza

Il network internazionale di Slow Food è molto complesso in termini di culture, storie, religioni, ecosistemi. È così complesso, spiega il suo fondatore Carlo Petrini, che la cosa migliore è non gestirlo affatto. La rete definisce ideali comuni, che ciascun nodo locale interpreta nei modi e nelle organizzazioni che ritiene più opportune.

Una piattaforma per i dati personali

Il movimento Quantified Self propone alcuni modi per misurare se stessi, comprendere i propri comportamenti e potenzialmente cambiarli laddove necessario. «Ciò che è più importante», suggerisce Adriana Lukas, «è che avverti il pieno controllo della tua stessa esistenza». Quello che manca, tuttavia, è una infrastruttura di gestione e analisi delle informazioni personali nel nostro completo controllo.

Una piattaforma per la ricerca accademica

La ricerca è un fatto intrinsecamente sociale: le persone lavorano insieme e pubblicano studi assieme. Tuttavia questo processo è molto lento e poggia su strumenti inadeguati. Servono piattaforme più efficienti e veloci. Jan Reichelt è il fondatore di Mendeley, una piattaforma sociale per ricercatori, che sta cercando di raggiungere questo obiettivo.

La complessità dentro le organizzazioni

La complessità in azienda risiede più al proprio interno che nella gestione della nuova relazione, sempre più necessaria, con i propri clinenti. La sfida, spiega Daniele Chieffi, è pensare a nuovi modi per restituire valore alle persone più che a proteggere il proprio valore in senso assoluto.

Un impegno per la comunità

Telecom Italia ha 140 milioni di clienti tra l’Italia e il Sud America, 120 milioni sul mobile. Di questi, 3 milioni dialogano con la società attraverso la pagina Facebook, 630.000 su Twitter. Giovanni Iodice racconta i progetti in corso per favorire la diffusione di internet e la cultura digitale nella comunità e nelle scuole.

L’eDemocracy è un problema matematico

I cittadini oggi non si limitano a votare, esprimono preferenze introducendo nuove opzioni. Bisogna dunque trovare un modo per considerare queste preferenze ed opzioni in modo matematicamente equo. Ci servono piattaforme, spiega Pietro Speroni di Fenizio, ma costruire nuove piattaforme richiede una teoria solida, tecnologia ben sviluppata e certezze legali.

I grandi partiti non torneranno grandi

La politica europea sta fronteggiando difficoltà inedite, dice Jon Worth. I partiti tradizionali non si riprenderanno, dobbiamo cercare di capire che cosa accadrà come conseguenza. Ci sono alcuni gruppi che tentano strade nuove, come il Partito Pirata in Germania, il MoVimento Cinque Stelle in Italia o l’Independence Party nel Regno Unito, che in modo differenti possono dare alcune indicazioni per il futuro.

Dar voce ai cittadini non basta

La relazione tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni sta cambiando, spiega Antonella Napolitano. Tuttavia dare voce ai cittadini non significa ancora comunicare. I politici e i governi non hanno ancora capito come rispondere e come dare senso alle relazioni che i network abilitano.

Più dati abbiamo, più consapevoli diventiamo

Gli open data personali, generati da sensori e misuratori di ogni sorta, ci aiutano a essere consapevoli dei nostri comportamenti e a migliorare il nostro equilibrio e la salute. Luca Conti, che sta sperimentando su di sé alcuni dispositivi e servizi tra i più diffusi, condivide la sua esperienza.

La rete per aggiustare la società

Molte delle intuizioni alla base di internet sono messe in discussione, di questi tempi, dice Thomas Madsen-Mygdal. Nello stesso tempo, i valori e le prospettive della rete possono essere particolarmente utili alla società per provare a reinventare se stessa e uscire dalla confusione in cui ci troviamo.